SOS: il pianto del neonato

Cari genitori, siete tornati a casa dall’ospedale col vostro splendido bambino, e avete scoperto una cosa terribile: lui (o lei) piange, e anche spesso!

Ma che cos’è il pianto, se non l’unico modo di comunicare di questa piccola creatura?

Il neonato infatti, piange per comunicarci qualcosa. È talmente piccolo, che nemmeno vede cosa gli sta intorno, non ha la capacità di coordinare la vista (la poca che ha) con i suoi movimenti, e quindi non può né afferrare volontariamente cose, né puntare il dito consapevolmente (avrebbe aiutato, spesso, a interpretare il suo bisogno!). Ricordiamoci soprattutto, che nel neonato il pianto non è necessariamente sintomo di malessere.

Quindi perché piange? I motivi per cui un neonato piange possono essere svariati. Piangerà sicuramente se ha fame, e non abbiamo colto i suoi segnali precoci per dircelo (ruotare la testa in cerca del seno, aprire la bocca, succhiarsi i pugni o le dita). Piangerà se ha avuto un brusco risveglio, se ha freddo o caldo. Piangerà se ha dolore, o fastidio, magari per colpa di un pannolino zuppo. Ma piangerà anche se si sente solo, se ha bisogno di contatto e quindi di essere preso in braccio. Lui ha bisogno di sentirsi cullato, di sentire la voce e l’odore della sua mamma e del suo papà.

Una prima cosa importante: mai scuotere i bambini. Cullarli, coccolarli, dondolarli, passeggiare tenendoli in braccio, anche ballare. Ma scuoterli, mai. A volte il pianto dei bambini è inconsolabile, assordante, fino a diventare insopportabile. Si rischia di perdere la calma e fare movimenti violenti. Scuotere un bambino, perché col suo pianto ci ha sfiniti e non sappiamo più come fare, può creargli danni neurologici permanenti. Un consiglio: se vi accorgete che il suo pianto vi sta sfinendo, cambiate tecnica, ma anche cambiate setting. Uscite a fare una passeggiata con la carrozzina, o mettetelo in fascia, fate un giro in macchina, o chiedete aiuto al vostro compagno/a o ai nonni: saranno ben felici di provare anche loro a calmarlo per darvi una mano.

Una seconda cosa importante: non cercare di placare sempre il pianto con il biberon. Sì, i bambini mangiano spesso. E anche se hanno appena mangiato, magari hanno bisogno ancora di un piccolo spuntino. Glielo possiamo proporre. Ma se dandogli il biberon gira la testa dall’altra parte, o lo spinge fuori con la lingua, non insistiamo.

E per ultimo, ma non meno importante: se piange quando lo adagiamo nella culla, e se sembra smettere di piangere solo stando in braccio, va bene così. Non sta prendendo nessun vizio (nonne e vicini saranno prontissime a dirvi “guarda che così lo vizi!” ma voi non vi curate di loro, passate oltre). Ha solo bisogno di contatto, calore, amore. Un bambino di pochi giorni, poche settimane, non sa nemmeno cosa sia un vizio. Per 9 mesi è stato cullato e scaldato dal grembo materno, ed è quindi insensato pretendere che se ne stia calmo e felice nella sua culla. Quando muove gambe e braccia, sul suo materassino nuovo di zecca, e non sente niente intorno, si spaventa e ha paura, e piange. Basta poco: prenderlo in braccio.

Qualche piccolo consiglio per gestire il pianto del bambino:

  • Se il ciuccio lo calma, daglielo. Una volta ben instaurato l’allattamento al seno, non c’è motivo per cui non glielo dovresti dare, se è la soluzione al suo pianto.
  • Cerca di accorgerti se il suo pianto ti sta sfinendo: se ti innervosisci, il tuo bambino lo saprà e non migliorerai la situazione. Chiedi una mano al tuo compagno, un nonno, o un’amica. Se non c’è nessuno con te, piuttosto adagialo nella sua culla, prenditi qualche minuto per te (fatti un tè, mangia qualcosa..) e poi torna da lui, più calma.
  • Quando anche cullarlo e coccolarlo non sembra funzionare, prova a fare una passeggiata (sia portandolo in fascia, o nella carrozzina). Il movimento spesso risolve il pianto dei bambini. Stessa cosa per un giro in macchina. Ma la passeggiata fa del bene anche al genitore!

A cura dell’ostetrica Francesca Mapleston

Sitografia e bibliografia:

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