Finalmente possiamo ripartire, ma dobbiamo proprio?? Fase 2 e comfort zone

Sono stati mesi strani, incredibili, a volte incomprensibili. Tutte le nostre routine sono state sconvolte o messe forzatamente in stand by. Routine che abbiamo faticosamente costruito negli anni e consolidato con pazienza, fino a sentirci finalmente al sicuro, nella nostra comfort zone. Alcuni magari erano proprio in procinto di costruirle quelle routine, magari di coppia, oppure un nuovo lavoro, nuove abitudini, ritmi diversi.

E così abbiamo dovuto, nella fase 1, fare affidamento alla nostra più grande risorsa che è l’adattamento. Ci siamo scoperti animali che si adattano alle circostanze esterne. Abbiamo visto come gli adolescenti siano stati probabilmente i più resilienti, i più malleabili e capaci di utilizzare gli strumenti a loro disposizione affrontando il cambiamento con un’emotività positiva.
Molti adulti hanno sofferto invece di più la lontananza degli affetti e la limitazione della propria libertà. Ciò che è evidente è che tutti, le istituzioni comprese, hanno finalmente attivato la tecnologia come alleata che potrebbe agevolare la vostra vita anche dopo il Covid.

Ora finalmente, dopo mesi di attesa, ci è concesso di ripartire, con le dovute precauzioni.

Ma siamo pronti a farlo?

In breve tempo ognuno di noi, nuovamente con fatica e attingendo alle proprie potenzialità, ha creato una nuova routine all’interno della propria casa, con vestiti comodi e orari dilatati, evitando code interminabili o lunghi viaggi in treno. Abbiamo sognato i #poivorrei, ma indubbiamente abbiamo riscontrato dei benefici e ora ci viene chiesto di cambiare tutto un’altra volta.
Alcuni di voi potrebbero associare la propria casa alla zona di comfort fisica per eccellenza e condensare all’interno della propria abitazione l’attività lavorativa non sempre ha risultati positivi.

Che cos’è la zona di comfort?

La zona di comfort corrisponde a ciò che conosciamo, ciò che ci è più familiare e per questo suscita in noi uno stato psicologico di sicurezza, privo di ansie e timori. Ciò che l’essere umano cerca di fare è semplificare la propria esperienza attraverso l’apprendimento, così da poter prevedere le risposte ambientali e capire immediatamente in che modo comportarci. Questo motivo è lo stesso che sta alla base dell’utilizzo degli stereotipi.

Per raggiungere un buon livello di crescita personale dobbiamo attraversare diversi step. Il primo passo è proprio quello che ci porta fuori dalla zona di comfort. E’ anche il più difficile da fare poichè ci espone a nuove sfide, stati di agitazione e dunque ci chiede di assumerci dei rischi: è la fase della paura. La buona notizia è che superata questa fase di incertezza entriamo nella fase dell’apprendimento nella quale acquisiamo nuove competenze, come la gestione dei problemi e la capacità di affrontare le sfide ambientali. Ed ecco che possiamo finalmente goderci la fase della crescita, ricca di emozioni positive legate all’accrescimento del proprio senso di auto-efficacia; ci sentiamo capaci, ritroviamo la nostra mission di vita e una volta raggiunti i nostro obiettivi siamo pronti a fissarne di nuovi, stimolando la progettualità.

La realizzazione personale quindi va conquistata!

L’arrivo della pandemia ha senza dubbio creato uno scenario di grande senso di incertezza che ci ha sottoposti ad un grande stress ed a una difficoltà di interpretazione della realtà. Essa permane tutt’ora e in molti casi limita la nostra progettualità che non trova punti di riferimento stabili. Proprio per questo motivo si può ipotizzare una fatica nella ripresa di una vita quotidiana che ora guardiamo con desiderio, ma diffidenza. Non ci fidiamo più ciecamente di un mondo tanto incerto e anche i primi passi verso la Fase 2 potrebbero essere pesanti, coi piedi di piombo.

Quali sono i segnali che possano farci capire che ci siamo eccessivamente chiusi nella nostra zona di comfort?

Potresti esserti sentito apatico a volte in mancanza di stimoli, altre rifiutando gli stimoli stessi e rinunciando ad occasioni. Uno stato di noia potrebbe accompagnare le tue giornate, scegliendo attività routinarie piuttosto che esplorare nuovi aspetti che possano portarti alla generazione di idee rivoluzionarie. Hai finalmente avuto la possibilità di uscire di casa, ma pensi “tutto sommato, ci resterei ancora per qualche mese”.

Secondo gli studi per raggiungere uno stato di motivazione o meglio, uno stato di flow e coinvolgimento nelle attività che svolgiamo, è necessaria una certa dose di attivazione. L’eustress è lo stress positivo, che ci spinge ad affrontare i compiti e a portarli a termine migliorando il nostro senso di autoefficacia. La comfort zone può essere un riparo, ma trasformarsi anche in una trappola di demotivazione ed apatia.

Le persone stanno bene quando si sentono parte del proprio contesto, quando intrattengono relazioni positive e quando ricevono feedback positivi sulle proprie performance. La Fase 2, con tutte le sue incertezze, ci dà la grande opportunità di uscire dalla comfort zone e senza dubbio di farlo con una consapevolezza in più: di essere creature estremamente adattabili.

Qualsiasi cosa accada, sapremo affrontarla insieme.

Adesso l’unica cosa che puoi fare è il primo passo fuori dalla tua comfort zone.

A cura di:

Dott.ssa Martina Varalli – Psicologa

Riferimenti bibliografici:

Adolescenti e adulti di fronte al CoronaVirus. Webinar Ordine Psicologi Lombardia. https://www.youtube.com/watch?v=EiYRZiyTbMw

Myers D.G., (2013). Psicologia sociale.

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