Caffè: tra curiosità e scienza

Il caffè oggi è una bevanda diffusa in tutto il mondo sulla cui origine sono fiorite numerose leggende. Una di queste fa risalire la sua scoperta all’850 circa in Abissinia, l’attuale Etiopia: un pastore avrebbe notato che le capre erano eccitate dopo aver mangiato le foglie e i frutti di un arbusto e ne avrebbe portato alcuni rami ad un monaco che con i semi della pianta preparò una bevanda. Stupiti per il suo effetto esaltante, i monaci ne attribuirono la paternità ad una divinità. Anche l’origine del termine non è chiara: probabilmente la parola caffè deriva dall’arabo qahwah, ma secondo alcuni linguisti avrebbe origine da Kaffa, nome della provincia etiopica in cui fu scoperto: quello che è certo è che la sua produzione iniziò solo molto più tardi, nel 1575 in Arabia.
La pianta del caffè, in base alla varietà, può raggiungere 4-6 metri di altezza. I fiori biancastri danno origine ad un frutto di forma ovoidale che a piena maturazione assume una colorazione rossa scura. Nel frutto sono ospitati due semi color verde chiaro circondati da una membrana coriacea contenenti, in base alla varietà, l’1-2% di caffeina.
A lungo il caffè è stato preparato cuocendo i semi nell’acqua bollente, e solo più tardi si è iniziato a macinare i semi e ad utilizzare la polvere per la preparazione della bevanda, che è diversa a seconda dell’area geografica che andiamo a considerare.

Ma che differenza c’è in termini di contenuto di caffeina e quali sono i suoi effetti sull’organismo?

La concentrazione di caffeina nella tazzina dipende sostanzialmente da due fattori: metodo di preparazione (e quindi temperatura, quantità d’acqua utilizzata e tempo impiegato per la preparazione) e miscela scelta.
Passiamo ad illustrare i principali metodi di preparazione:

  1. CAFFÈ ALL’AMERICANA: si prepara facendo passare acqua bollente sul caffè mediamente tostato e grossolanamente macinato, posto su un filtro di carta. Il tempo di contatto è di circa sei minuti, quindi la percentuale di caffeina è molto elevata: si raggiunge una concentrazione di 115-120 mg. Inoltre, generalmente si è soliti utilizzare una mug (tazza grossa) per servirlo e quindi si arriva a consumarne circa 180-200 ml.
  2. CAFFÈ BOLLITO: è tipico della Norvegia e dei paesi scandinavi, viene preparato facendo bollire in un litro d’acqua 50-70 grammi di polvere di caffè. La bevanda non viene filtrata e una porzione contiene da un minimo di 85 ad un massimo di 140 mg di caffeina
  3. ESPRESSO e MOKA: a differenza di quanto si può pensare, nella MOKA è contenuto più caffè rispetto quanto non ne sia contenuta in una tazzina da espresso, sostanzialmente per due motivi: nella preparazione con la moka l’acqua rimane più a lungo a contatto con la polvere di caffè ed entra in gioco una quantità più grande di acqua. Si parla di 40-60 mg di caffeina nella moka contro 20-35 nell’espresso!
Quanto caffè consumare nell’arco della giornata?

L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) in un dossier del 2015 consiglia di non superare nell’adulto 5,7 mg di caffeina per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Considerano le variazioni di sesso ed età si possono stimare circa cinque tazzine di caffè al giorno se si parla di moka o espresso, ma non più di 2 caffè americani nel corso della giornata. Bisogna inoltre considerare anche il consumo di the e bevande contenenti caffeina nel conteggio giornaliero.

Per quale motivo scegliere di consumare caffè nell’arco della giornata?

Il caffè esercita una serie di effetti positivi sul nostro organismo, numerosi studi hanno dimostrato che la caffeina è in grado di:

  • Incrementare l’attenzione e ridurre la sensazione di fatica;
  • Determinare un miglioramento della performance in esercizi di attenzione o che richiedono una risposta, e di sostenerla del tempo;
  • Favorire la secrezione dei succhi gastrici e la motilità gastro-intestinale, dunque la digestione, e per questo è buona abitudine consumare una tazzina di caffè dopo i pasti;
  • Determinare un lieve aumento del metabolismo basale, che in parole povere significa che ci permette di bruciare di base più calorie nell’arco della giornata;
  • Determina un aumento della pressione arteriosa.
FALSI MITI DA SFATARE: è vero che..

È vero che gli anziani non dovrebbero bere caffè? NO, è bene limitare il consumo di caffè dopo i 70 anni ma si consiglia vivamente di consumarlo dopo i pasti dal momento che aiuta a ridurre il calo pressorio di cui gli anziani soffrono in quei momenti della giornata.

È vero che il caffè fa aumentare i livelli di colesterolo nel sangue? NO, è vero che contiene diterpeni, molecole lipidiche (kafestolo e kahweolo), ma gli studi condotti hanno dimostrato che la concentrazione assunta nell’arco della giornata, se si seguono le linee guida EFSA che prevedono di non consumare più di 5 tazzine al giorno, sono praticamente ininfluenti sui livelli di LDL associate ad un aumentato rischio cardiovascolare nell’uomo.

È vero che si deve evitare il consumo di caffè se si è in cura con antidepressivi? NI, non c’è un divieto assoluto, ma in ogni caso è sconsigliato consumare caffè insieme ai farmaci prescritti ed eccedere oltre le 3 tazzine al giorno. In ogni caso rimandiamo al parere del medico curante.

È vero che si dovrebbe evitare di consumare caffè se si è a rischio cardiovascolare? NO, numerosi studi dimostrano che la caffeina è protettiva a livello del sistema cardiovascolare e sembra addirittura in grado di ridurre il rischio di infarto.

Se avete domande, dubbi, curiosità non esitate a contattarci, siamo attive sia sul nostro sito sia sui social .. e se l’articolo vi è piaciuto condivideteci, per noi la vostra opinione CONTA! BUONA SETTIMANA, dallo staff !

A cura della Dott.ssa Sarah Grossoni

Bibliografia di riferimento:

  • Marcello Ticca, Miraggi Alimentari. 99 idee sbagliate su cosa e come mangiamo, Editori Laterza, gennaio 2018
  • Mariani Costantini, Cannella, Tommasi, Alimentazione e nutrizione umana, Il Pensiero Scientifico, ottobre 2016
  • Touring Club Italiano, Il grande libro degli alimenti, 2007
  • D. Turnbull, J. V. Rodricks, G. F. Mariano, F. Chowdhury, Caffeine and cardiovascular health, Regulatory Toxicology and Pharmacology, 2017

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