Mille e uno motivi per intraprendere il Cammino di Santiago

Tutti abbiamo sentito parlare del famoso Cammino di Santiago, molti di noi hanno sentito il desiderio di partire, alcuni lo hanno fatto davvero, altri stanno ancora aspettando il momento giusto per fare lo zaino e mettersi in marcia.

Ma cosa c’è di tanto speciale in questo pellegrinaggio? Che cosa lo rende un buon cammino di crescita personale?

Senza pretese di voler descrivere l’esperienza di chi affronta questo percorso, racconto la mia e ciò che dal mio punto di vista l’ha reso un viaggio degno di essere ripetuto più volte nella vita.

Ho sempre sentito dentro di me il richiamo ad intraprendere il Cammino di Santiago, nel settembre 2017 si è finalmente presentata l’occasione giusta e sono partita per il Cammino Primitivo, il più antico percorso intrapreso dai primi pellegrini, che in 320 km porta da Oviedo alla città di San Giacomo.

Camminando si scoprono inaspettate sfumature di se stessi, del mondo e delle persone con cui si entra in contatto.

La fatica fisica mette alla prova mente e corpo e dà un feedback sulla propria capacità di affrontare le difficoltà

Camminare per decine di chilometri al giorno è una sfida nuova per la maggior parte delle persone. Svegliarsi all’alba al solo scopo di giungere alla tappa successiva marciando senza sosta per sei, sette o otto ore, mette alla prova le proprie capacità di resistenza. Dormire in un ostello condividendo bagno e stanza con altre trenta persone, stimola la propria capacità di adattamento.

La natura dà un riscontro immediato delle proprie potenzialità, basta guardare dietro di sè per vedere tutto il percorso intrapreso, chilometri di colline, di boschi, di campi calpestati dai propri piedi, senza l’aiuto di nessuno. Nei momenti di difficoltà, quando il corpo sembra abbandonarvi, prendere in mano la cartina e visualizzare le tappe già percorse può essere un buon modo per ritrovare la motivazione. Il cammino fa scoprire una forza che nessuno pensava di avere. Conoscere le proprie risorse permette di farle emergere anche nella vita di tutti i giorni, una volta tornati a casa.

Sopravvivere e vivere diventano sinonimi

Il compagno di viaggio più importante lungo il Cammino di Santiago diventa la propriamochila“, il proprio zaino. Una borraccia, un poncho, due magliette, tre mutande, una corda per stendere i panni e poco più. Improvvisamente, strappati alla vita metropolitana, alla mentalità del “tutto subito”, ai ritmi serrati della città, ci si rende conto che per sopravvivere basta poco.

In breve tempo e senza difficoltà ci si abitua ai ritmi lenti della giornata, dettati dai cicli naturali e dai propri passi. Una strada percorribile in qualche ora di macchina diventa lo sfondo di diverse giornate e diminuisce il numero di stimoli a cui il nostro cervello è sottoposto. Immersi nella natura torniamo ad avvertire il nostro respiro come unica fonte di vitaQuesta condizione permette di tornare a notare le piccole cose ed esserne grati: un bicchiere d’acqua fresca o un panino diventano fonte di grande felicità.

Ogni oggetto dentro al proprio zaino diventa un peso a meno che non sia fondamentale. Si è disposti a portare solamente il peso necessario, ciò che ci serve a raggiungere la meta: tutto il resto può essere abbandonato. Ciò diventa una metafora di vita e rientrando a casa lascia un senso di estraneità rispetto alla grande quantità di oggetti che possediamo. L’armadio pieno di vestiti, gli acquisti costosi, le relazioni insoddisfacenti e le emozioni spiacevoli diventano un peso che non siamo più disposti a portare. La vita diventa il nostro zaino e noi dobbiamo decidere che cosa vogliamo portare sulle nostre spalle lungo il cammino.

Questa metafora è concretizzata dalla tradizione di portare con sè lungo il cammino un sasso che rappresenti un proprio aspetto di sè, qualcosa che vorremmo lasciare andare. Quando sono arrivata a Finisterre e ho lasciato il mio sasso sulla scogliera ai confini dell’oceano, ho sentito un peso abbandonare non solo il mio corpo, ma anche la mia mente. Avevo finalmente rinunciato ad un’abitudine mentale, un modo di pensare, un ostacolo al mio benessere.

Le relazioni che si instaurano sono intense e i legami che si creano possono diventare duraturi

Lungo il cammino si incontrano numerosi viaggiatori intenti nella medesima impresa. Ognuno però ha una spinta motivazionale diversa ed una storia da raccontare. Le relazioni che si instaurano sono molto particolari e si discostano dal tipo di rapporti a cui siamo abituati nella vita di tutti i giorni. Nel quotidiano le relazioni sono ricche di aspettative e sono basate su di un progetto a lungo termine; sul cammino invece la conversazione con un compagno di viaggio durante una tappa può non avere un seguito. Capita al contrario molto spesso che si instaurino legami tanto empatici da resistere anche una volta tornati a casa.

Un’altra particolarità di queste relazioni è che l’altro non è a conoscenza della nostra storia se non nella misura in cui decidiamo di raccontargliela. Ciò dà la grande possibilità di essere ascoltati davvero, senza giudizi legati al nostro passato, ma semplicemente per ciò che siamo in quel momento.

Chi intraprende un percorso come questo molto spesso sta vivendo un periodo di passaggio e va alla ricerca di risposte: qualcuno ha subito una grande perdita o un grave lutto, altri si preparano ad affrontare sfide importanti, alcuni stanno cercando se stessi. Lungo il cammino quindi si ha l’occasione di uscire da una quotidianità colma di problemi che se paragonati a quelli degli altri subito perdono di importanza. Entrare nel vivo della sofferenza o delle gioie delle altre persone permette di ridimensionare le proprie ansie e preoccupazioni e coltivare la potenzialità della gratitudine.

Infine, una volta tornati a casa, dai propri familiari, sul proprio luogo di lavoro e una volta riprese le proprie abitudini, mantenere i legami instaurati lungo il percorso sembra l’unico modo per mantenere vive le sensazioni vissute e per condividerle con chi le ha provate in prima persona.

Questi sono solo alcuni dei mille e uno motivi per cui consiglierei di intraprendere il Cammino di Santiago o uno dei tanti cammini del mondo. Ciò che posso suggerire in questo momento è semplicemente di fare lo zaino e partire!

Buen camino!


A cura di:

Dott.ssa Martina Varalli

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