“Che cos’hai?” “NIENTE”: quando siamo arrabbiati ma non sappiamo perché.

Ci sono dei giorni in cui ci sentiamo particolarmente irritabili, qualcosa ci disturba ma non capiamo di che cosa si tratti. In quei momenti tutto può farci scattare: un parola sbagliata, uno sguardo, una domanda e subito aggrediamo l’altra persona sfogando finalmente la nostra rabbia repressa.

Secondo gli studi uno dei predittori principali dell’aggressività sarebbe la frustrazione.

La frustrazione è uno stato che si presenta quando un ostacolo ci impedisce di raggiungere un obiettivo, quando non è possibile gratificare un bisogno o quando la nostra autostima viene minacciata.

Gli studiosi di Yale hanno formulato la teoria Frustrazione-Aggressività, secondo cui un comportamento aggressivo è causato sempre da frustrazione e la frustrazione conduce in ogni caso ad una reazione aggressiva. Questa teoria sarà successivamente riformulata tenendo conto dei fattori ambientali e delle numerose variabili che possono intervenire nel suscitare l’emozione della rabbia e un comportamento violento o aggressivo.

La rabbia generata dallo stato di frustrazione può scaricarsi sulla reale causa dell’impedimento oppure su un oggetto o una persona estranei alla situazione. Capita spesso di iniziare la giornata con il piede sbagliato e innescare così una catena di eventi sempre più negativa. Se vogliamo invece evitare di ferire gli altri senza un motivo, possiamo cercare di inibire la nostra aggressività; in quel caso però potremmo covare rancore o rivolgere la rabbia contro noi stessi.

Ma cosa accade quando non riusciamo a capire quale sia la causa del nostro malumore?

Secondo la teoria Arousal-Aggressività esiste un collegamento tra l’attivazione fisiologica e l’aggressività. I ricercatori hanno esposto un gruppo sperimentale a stimoli violenti, immagini e notizie drammatiche che suscitassero un’attivazione emotiva. Dai risultati è emerso che questa attivazione generica non era sufficiente a scatenare una reazione aggressiva. L’elemento più importante sarebbe invece l’interpretazione dello stato emotivo che veniva suscitato.

Immaginiamo ora la tipica “giornata storta” di un pendolare:

La sveglia non suona e quando te ne accorgi mancano 15 minuti all’arrivo del treno: di scatto ti alzi, ti vesti mentre lavi i denti e metti le scarpe. Il tempo di preparare la borsa e sei fuori casa. Arrivi in stazione e riesci miracolosamente a salire sul treno. Correndo hai urtato sbadatamente un passante che come risposta ti ha urlato un pesante insulto. Salito sul treno il tuo cuore batte velocemente, hai il fiatone e sei sudato. Alla fermata successiva il passante che ti ha insultato ti passa vicino e tu senti montare una grande rabbia, “come si è permesso di insultarti?”. Appena arrivato in ufficio non vedi l’ora di lamentarti di quanto successo. Una giornata storta che andrà di male in peggio! Tutto per colpa di quel passante maleducato.

Questo semplice ma realistico caso di “giornata storta” può essere spiegato dagli interessanti risultati dell’esperimento di Zillmann, in cui l’attivazione fisiologica era provocata da un allenamento con la cyclette.

Nell’esperimento i soggetti venivano inizialmente sottoposti a provocazioni e offese da parte di alcuni complici dello sperimentatore. Successivamente venivano fatti pedalare su una cyclette allo scopo di indurre un’attivazione fisiologica. Dopo questa prima fase dell’esperimento i soggetti vennero divisi in due gruppi:

  1. Il primo gruppo poteva infliggere scosse al complice che li aveva offesi, subito dopo aver svolto l’esercizio fisico
  2. L’altro gruppo doveva attendere 6 minuti prima di potersi vendicare

Il primo gruppo non risultò molto aggressivo e somministrò un numero esiguo di scosse poiché interpretava la propria agitazione come causata dall’attività fisica appena svolta. Il secondo gruppo invece aveva il tempo di riposarsi e allentare la tensione emotiva; la tensione residua a questo punto non veniva più attribuita all’esercizio fisico ma individuata nelle provocazioni e offese subite. Ciò li portò ad infliggere un maggior numero di scosse ed essere maggiormente aggressivi. 

Allo stesso modo, il pendolare ha associato la sensazione di agitazione fisica residua alla rabbia verso il passante che lo ha insultato, dimenticando che il suo corpo era stato iperattivato dalla corsa verso il treno.

Ciò significa che si può raddrizzare una giornata che è partita con il piede sbagliato! Il segreto è diventare più consapevoli di ciò che accade al nostro corpo. Se riusciamo ad interpretare uno stato di agitazione possiamo dare il giusto peso agli eventi che ci accadono, senza che diventino catastrofici o ci rovinino l’intera giornata.


A cura di:

Dott.ssa Martina Varalli

Riferimenti bibliografici:

  • Zillmann D., (1979) Hostility and Aggression.
  • Dollard, J., Miller, N. E., Doob, L. W., Mowrer, O. H., & Sears, R. R. (1939). Frustration and aggression. New Haven, CT, US: Yale University Press.

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