“Sempre al mio fianco”: l’importanza degli animali domestici durante l’infanzia

Chi ha avuto l’opportunità, durante l’infanzia, di avere un amico a quattro zampe, sa quanto questo sia stato importante per la propria crescita.

In che modo la compagnia di un cane, un gatto o anche di un piccolo criceto, può giovare allo sviluppo psichico di un bambino? Ecco alcuni benefici.

Negli scambi con un animale la comunicazioneavviene ad un livello pre-verbale, senza che vi sia stato necessariamente il raggiungimento del linguaggio: il bambino può attivare una condivisione sulla base dei gesti non verbali, il contatto fisico e quello empatico. Ciò permette un’espressione diretta dei propri vissuti e del proprio stato emotivo che non necessita di complessi processi di interpretazione. 

Una competenza importante che può essere appresa è quella del “prendersicura“. Avere un animale domestico è un impegno importante che non deve riguardare solo i genitori ma sviluppare nei figli senso di responsabilità. Piccoli gesti di cura (come dare da mangiare, portare a spasso, raccogliere i bisogni, lavare) aiutano il bambino a superare in parte l’egocentrismo e accettare di non essere l’unico meritevole di attenzioni. Inoltre può avvicinarsi al mondo della natura comprendendo l’equilibrio tra diversi esseri viventi, il rispetto nei loro confronti e superare una visione antropocentrica del mondo.

La presenza di fratelli ha una funzione di cooperazione, negoziazione, reciprocità e superamento dei conflitti; i figli unici iniziano a sviluppare queste competenze solo con l’ingresso al nido o alla scuola materna, quando hanno la possibilità di confrontarsi con i pari. Sebbene in misura minore, il gioco e il tempo passato con un animale domestico può aiutare a sviluppare la socializzazione e la capacità di condividerecon l’altro.

L’amore di cui si fa esperienza con un animale è incondizionato. Un cane non ti giudica per ciò che sei o per i tuoi sbagli e attende gran parte della sua giornata il tuo ritorno. Secondo le ricerche l’ormone che si attiva nell’uomo e nel cane durante le interazioni è l’ossitocina, l’ormone dell’amore. In situazioni di scarsa presenza (fisica o emotiva) dei caregivers si può ipotizzare che un animale, sebbene in modo limitato, possa rappresentare una figura positiva di sostegno che faccia sentire il bambino degno di attenzione e di amore.

Attraverso lo scambio con l’animale, fatto di giochi ma anche di emozioni condivise, il bambino impara a gestire efficacemente i propri stati emotivi. Esso può rappresentare un alleato per combattere le proprie paure, proprio come nel caso dell’amico immaginario. Il bambino trova infatti un altro da Sè sempre presente e pronto a fornirgli sostegno. In età preadolescenziale e adolescenziale l’animale domestico può diventare anche il confidente a cui raccontare i propri segreti, attribuendogli caratteristiche di affidabilità e fiducia, proprio come se fosse un amico. Inoltre il contatto con gli animali aiuta a diminuire i livelli di stress, così come dimostrato dagli interventi di Pet Therapy.

Da un punto di vista psicodinamico potremmo paragonare l’animale ad un contenitore di esperienze. <<Il mio cane era con me in ogni momento. Talvolta ho avuto l’impressione che soltanto lui capisse. Skipper, l’adorato animale della mia infanzia, il mio primo e più forte legame con il mondo animale. Con il mio cane sempre al mio fianco, provavo un senso di appartenenza. Rappresentava il mio posto in famiglia>>.  Il livello empatico che si può raggiungere con un altro essere vivente è così potente da portarci a credere che l’altro conosca e comprenda le nostre emozioni, delusioni, speranze. Il nostro cane rappresenta un periodo di vita e tutte le esperienze che abbiamo vissuto in quel frangente. L’ancoraggio dei ricordi all’immagine del nostro animale domestico può aiutarci a rivivere positivamente il passato.

La vita di un animale è quasi sempre più breve della nostra e molto spesso il bambino è posto davanti al suo primo lutto. Esso viene vissuto intensamente e drammaticamente. Questo avvenimento è però una grande occasione di sviluppo per il bambino che comprende la caducità della vita, anticipando in alcuni casi la perdita di figure di riferimento importanti come i nonni. Inoltre se la morte del proprio animale domestico avviene durante la transizione all’adolescenza, essa può fungere da rito di passaggio, simboleggiando la fine del periodo infantile, rappresentato dall’animale stesso.

Avere un amico a quattro zampe può essere quindi un’esperienza positiva e ricca di opportunità per lo sviluppo psichico del bambino. La decisione di regalare ai propri figli questa possibilità non va però sottovalutata: prendersi cura di un altro essere vivente implica responsabilità e rinunce: è importante assicurarsi di avere lo spazio adeguato alle necessità dell’animale, il tempo di prendersene cura e la voglia di portarlo con sè anche in vacanza se non si ha la possibilità di affidarlo ad altri. Inoltre, sopratutto con bambini molto piccoli, è fondamentale essere presenti durante le interazioni con l’animale e non sottovalutare i rischi che questo potrebbe comportare: vanno insegnati ai più piccoli i limiti nel contatto dell’animale che non deve essere trattato come un giocattolo poichè questo potrebbe attivare risposte aggressive.

Buona crescita!


A cura di:

Dott.ssa Martina Varalli

Riferimenti bibliografici:

  • Scabini E., Iafrate R., (2003). Psicologia dei legami familiari.
  • Russack N., (2003). Animali guida. Nella vita, nel mito, nel sogno.

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